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L'emergenza cinghiali è figlia anche di ripopolamenti venatori sbagliati, un commissario per aiutare i Parchi Nazionali ad affrontare il problema

Roma, 8 settembre 2015 



“La grande proliferazione della fauna selvatica e in particolare dei cinghiali, che secondo stime Ispra hanno ormai superato il milione di esemplari, sta causando danni ingenti alle colture agricole e anche alcuni gravi incidenti all’uomo. La situazione ha assunto  di fatto dimensioni e caratteristiche di una vera e propria emergenza, da superare avendo come bussola la gestione degli equilibri ecologici. In particolare i nostri Parchi Nazionali, che hanno strumenti in più rispetto al resto del territorio per governare questo fenomeno con rigore, sono le istituzioni che meglio si possono candidare ad affrontare il problema in modo serio e scientifico. Sono diversi i Parchi Nazionali che già attuano con successo ed efficacia le linee guida dell’Ispra per la gestione del cinghiale mentre altri, pur avendo a disposizione risorse, le hanno implementate in maniera parziale e insufficiente. Per questo ho presentato insieme al collega Borghi un’interrogazione parlamentare al ministero dell’Ambiente per invitare il Ministro Galletti a nominare un commissario ad acta per affrontare la questione della proliferazione incontrollata dei cinghiali anche in quei Parchi Nazionali che non stanno provvedendo alla gestione del problema”, lo afferma Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente Territorio e Lavori Pubblici della Camera, depositando una interrogazione sulla grande proliferazione dei cinghiali.

“Questo – prosegue Realacci - per ottenere il pieno contributo dei Parchi Nazionali alla risoluzione di un problema che va ben oltre i confini e le competenze degli stessi e che, interessando gran parte del nostro territorio, chiama in causa anche la responsabilità di altri enti ed istituzioni. Come testimoniato anche dal recente allarme di Coldiretti, Cia e Confagricoltura sui danni causati all’agricoltura dalla fauna selvatica, il cinghiale rappresenta la parte preponderante del problema viste le sue caratteristiche, le sue abitudini alimentari e l’assenza di una specie animale antagonista. È bene ricordare, infatti, che negli Anni Sessanta a seguito della loro estinzione e per favorire la caccia,  i cinghiali furono reintrodotti in massa con esemplari dei Carpazi, più forti e prolifici, di maggiori dimensioni e conseguentemente con impatto sull'ambiente più alto rispetto ai cinghiali nostrani”.

 
Di seguito il testo dell'interrogazione



 

Interrogazione scritta
Al Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare

Per sapere premesso che

da organi di stampa e da numerosi articoli sui giornali nazionali e online, si apprende come la grande proliferazione di fauna selvatica, e in particolare di cinghiali, stia creando notevoli criticità alle colture agricole e, in qualche in caso, alcuni incidenti anche all’uomo;

recentemente i rappresentanti delle associazioni agricole, Coldiretti, Cia e Confagricoltura hanno espresso il loro allarme per circa i danni causati dagli animali non domestici, in particolare da questa specie di ungulati. La questione infatti sta assumendo caratteristiche di emergenza nazionale;

il cinghiale sia per le sue caratteristiche costitutive, arriva a pesare anche oltre 100 chilogrammi, che per le sue abitudini alimentari mette a serio rischio le colture agricole: infatti rispetto al totale dei danni all'agricoltura causati da fauna selvatica, la percentuale ascrivibile al cinghiale è preponderante anche perché risulta pressoché assente una specie animale antagonista;

è opportuno altresì ricordare che circa un secolo fa i cinghiali si erano quasi estinti, ma poi furono reintrodotti in massa per favorire l’attività venatoria: in particolare negli Anni Sessanta con esemplari provenienti dai Carpazi più forti e prolifici, di maggiori dimensioni e conseguentemente con un impatto sull'ambiente più rilevante dei cinghiali nostrani. Attualmente,  l’Ispra ha di recente stimato che possano aver superato il milione di esemplari, diffusi in tutte le venti regioni e nel 95% delle province;

nei Parchi Nazionali la gestione del cinghiale deve avvenire secondo le linee guida predisposte dall'Ispra per conto del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare che prevedono l'attuazione di misure ed interventi per il contenimento della specie;

alcuni Parchi Nazionali già attuano con successo ed efficacia le suddette linee guida mentre altri, pur avendo a disposizione risorse, le hanno implementate in maniera parziale e insufficiente;

se il Ministro dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare non intenda istituire un commissario ad acta con il compito della completa ed integrale attuazione delle linee guida predisposte dall'Ispra per la gestione dei cinghiali nei Parchi nazionali.

Roma, 7 settembre 2015

Ermete Realacci

Enrico Borghi

Pubblicato il 8/9/2015 alle 12.3 nella rubrica Comunicati Stampa.

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