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Nucleare: se le centrali non si fanno,paga lo stesso pantalone?

Il responsabile green economy del Pd presenta un’interrogazione a Tremonti, Scajola e presidenza del Consiglio dei Ministri

“Il Governo deve prontamente rispondere e chiarire se nel corso degli incontri avuti con il Governo francese e la società francese Areva sia stata ipotizzata una clausola che prevede, in caso di mancata realizzazione delle centrali nucleari in Italia per cause indipendenti dalla volontà del fornitore, che lo stesso abbia comunque la garanzia ad essere pagato totalmente. Si tratterebbe di una clausola capestro, con oneri evidenti che ricadrebbe pesantemente sulle finanze dello Stato italiano.” E’ quanto chiede Ermete Realacci, responsabile green economy del Pd, in un’interrogazione parlamentare presentata oggi alla Presidenza del Consiglio e ai Ministeri dell’Economia e dello Sviluppo Economico.

“Sulla base delle tecnologie attualmente disponibili”, spiega Realacci nell’interrogazione parlamentare, “non risulta credibile la motivazione del Governo di puntare sull’energia nucleare come fonte in grado di fornire significative quantità di energia elettrica a prezzi molto più bassi degli attuali. Non a caso l’Enel per gestire finanziariamente la costruzione di centrali nucleari ha chiesto al Governo la certezza dell’acquisto e un prezzo minimo per il Kilowattora nucleare. Un opzione molto lontana da quella di ottenere un prezzo più basso per l’energia, oltre che una messa in discussione dello stesso mercato elettrico. E’ sempre più evidente che il piano nucleare di Berlusconi, al di la della propaganda, è tanto incerto quanto antieconomico e azzardato. Gli italiani però devono sapere se in caso di fallimento il conto lo pagherà comunque Pantalone”.

Per leggere l'interrogazione parlamentare basta seguire questo link

Ufficio stampa On. Realacci


Pubblicato il 7/4/2010 alle 13.51 nella rubrica Comunicati Stampa.

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