Roma, 12 febbraio 2010 “Per l’Italia il nucleare è una strada sbagliata. Ma lo strumento referendario, senza una modifica della legge in vigore è un’arma spuntata. È da 15 anni e 24 referendum che a causa dell’attuale legge, non si riesce a raggiungere il quorum dei votanti e spesso il fallimento del referendum è servito ad avvalorare proprio il quesito che si voleva abrogare. Forse, brandire l’arma del referendum può essere utile a qualche singola forza politica per aumentare di qualche decimale la propria percentuale, ma usarlo per dire no al nucleare può trasformarsi in un clamoroso autogol”, lo afferma Ermete Realacci responsabile green economy del Pd commentando la proposta di Antonio di Pietro di riproporre un referendum contro il nucleare. “La via principale per contrastare il nucleare sbagliato e costoso di Berlusconi”, prosegue Realacci, “rimane quella del confronto politico di merito. Dalla decisione di espropriare i territori e le regioni sulla scelta dei siti, al rischio dell’aumento dei costi dell’energia che ricadrebbero proprio sulle tasche degli italiani, fino al negare ai cittadini la possibilità di fare del nucleare un punto di valutazione dei candidati in lizza. Dal resto è proprio per evitare un confronto onesto che il Governo sta occultando fino a dopo le elezioni l’elenco dei siti dove costruirà le centrali e per lo stesso motivo quasi tutti i candidati alle regionali di centro destra stanno prendendo le distanze dall’atomo. E’ questo l’imbroglio da smascherare per fermare una scelta dannosa, antieconomica e sbagliata come il vecchio nucleare che Berlusconi vuole imporre agli italiani”. Ufficio stampa On. Realacci