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        <title type="html"><![CDATA[Vivisezione, direttiva Ue "Sì ai randagi come cavie"]]></title>
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          <![CDATA[
		  <p>ROMA - Se avete un cane o un gatto, sarà meglio comprare un collarino identificativo. Con la direttiva europea sulla sperimentazione animale approvata ieri, gli animali randagi rischiano di finire sotto il bisturi: l'articolo 11 prevede che possano essere sacrificati sull'altare della scienza se non è possibile raggiungere altrimenti lo "scopo della procedura" di ricerca. È stata questa deroga, assieme a quella sulla vivisezione delle grandi scimmie come lo scimpanzé che condivide con la specie umana oltre il 98 per cento del Dna, a suscitare le maggiori proteste, spingendo 40 eurodeputati ad alzarsi abbandonando l'aula in segno di protesta.</p>
<p>Dopo due anni di dibattito e un'infinità di correzioni, della nuova normativa europea che avrebbe dovuto rafforzare i metodi di ricerca alternativi alla sperimentazione sugli animali resta poco: dichiarazioni di principio sulla necessità di ridurre la sofferenza delle cavie, un rafforzamento dei controlli e molte scappatoie. Da una parte si afferma la volontà di applicare solo le procedure di sperimentazione farmacologica e didattica che provocano il minimo di dolore, sofferenza e angoscia, dall'altra - nota Michela Kuan, della Lega antivivisezione - "si lascia la porta aperta all'uso di animali in via di estinzione, alla cattura di scimmie allo stato selvatico, alla possibilità di effettuare in deroga procedure che comportino alti e prolungati livelli di dolore, all'uso di cani e gatti randagi, all'utilizzo delle cavie per più esperimenti".</p>
<p>La decisione del Parlamento europeo è stata presa tenendo conto della normativa poco rigorosa in vigore in molti Stati della Ue e punta ad aumentare il livello di trasparenza delle procedure. Ma cosa succederà in Italia, dove due leggi vietano l'uso di cani e gatti randagi per la sperimentazione? La direttiva verrà recepita così come è uscita dall'aula di Strasburgo o sarà interpretata in forma più restrittiva mantenendo i paletti attualmente in vigore?<br>"Credo che l'Europa potrà dichiararsi un luogo civile quando saremo riusciti ad evitare la sofferenza di animali senzienti nei laboratori di ricerca", risponde il sottosegretario alla Salute Francesca Martini. "E da questo punto di vista la direttiva è assai poco incisiva. In Italia comunque siamo un passo avanti e non intendiamo certo tornare indietro: non consentiremo la sperimentazione su cani e gatti". Silvio Garattini, direttore dell'Istituto Mario Negri di Milano, ha invece commentato osservando che in mancanza di test sugli animali, ancora oggi tutti i bambini colpiti da leucemia non avrebbero più di sei mesi di vita.</p>
<p>Senza tener conto delle ricerche condotte per lanciare nuovi cosmetici e delle cavie non censite (i non vertebrati), nell'Unione europea vengono utilizzati per le sperimentazioni 12 milioni di animali l'anno. Con la nuova direttiva si andrà verso un aumento o una diminuzione? Per il presidente di Farmindustria Sergio Dompè si andrà verso una riduzione perché il testo spinge in direzione dell'uso di sistemi alternativi. Per la deputata Pdl Gabriella Giammanco, invece, "la direttiva va a favore degli interessi delle industrie farmaceutiche e amplia la soglia di dolore per gli animali, in particolare cani, gatti e primati. Mi auguro che il nostro Paese recepisca in modo restrittivo quest'assurda direttiva". </p>
<p>Fonte: la Repubblica<br>Autore: Antonio Cianciullo<br>9 settembre 2010</p>
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        <published>2010-09-09T07:00:00Z</published>
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        <title type="html"><![CDATA[Motta San Giovanni: scia di liquido nel mare avviati accertamenti]]></title>
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          <![CDATA[
		  Una scia di liquido lunga due chilometri, la cui natura non è stata ancora accertata, è stato scoperta dai carabinieri nello specchio d’acqua antistante l’abitato di Lazzaro di Motta San Giovanni. Il denso liquido scuro è stato trasportato dalle onde fino alla battigia. La zona è stata interdetta all’accesso dopo l'intervento dei vigili del fuoco. L'Arpacal si occuperà di analizzare il liquido prelevato. 
<p>Fonte: il Quotidiano della Calabria<br>8 settembre 2010</p>
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        <published>2010-09-08T08:53:00Z</published>
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        <title type="html"><![CDATA[Napoli est, tutti i danni dell’inceneritore]]></title>
        <summary type="html">
          <![CDATA[
		  <div>ll Dl 23 maggio 2008, n. 90 “Misure straordinarie per fronteggiare l’emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania e ulteriori disposizioni di protezione civile” ha previsto “al fine di raggiungere un’adeguata capacità complessiva di smaltimento dei rifiuti prodotti nella regione Campania la realizzazione di un impianto di termovalorizzazione nel territorio del comune di Napoli, mediante l’applicazione delle migliori tecnologie disponibili a salvaguardia della salute della popolazione e dell’ambiente”. Il termovalorizzatore previsto nell’area di Napoli est dovrebbe essere un impianto da circa 350.000 tonnellate/anno.</div><div>&nbsp;</div><div>L’area nella quale dovrebbe essere costruito rappresenta la parte orientale del comune di Napoli occupata fino ad alcuni secoli fa dalle paludi di Volla; è un’area di grande squallore attuale causato dalla dismissione di varie industrie che hanno provocato un profondo inquinamento ambientale del suolo, sottosuolo e delle acque sotterranee. è caratterizzata da una falda molto superficiale che diventa sub affiorante nel periodo piovoso e da almeno 10-15 metri di sedimenti superficiali accumulatisi nelle ultime migliaia di anni, con caratteristiche geotecniche molto scadenti. Rappresenta uno dei 55 Siti di interesse nazionale dove è stata accertata una rilevante presenza di inquinamento del terreno e delle acque sotterranee, causata da preesistenti impianti chimici, petroliferi o industriali oggi dismessi.</div><div>&nbsp;</div><div>Secondo la linea definita dal ministero dell’Ambiente le imprese che intendono intervenire con nuove attività nell’area devono pagare una quota di danno ambientale. Per la bonifica le aziende meno inquinanti pagheranno 7,23 euro a metro quadro di area posseduta. Per le sole aree dove si sono svolte o si svolgono attività petrolifere, metalmeccaniche, chimiche e simili dovrà essere pagata un ulteriore quota aggiuntiva al metro quadro di 46,66. La falda acquifera sarà bonificata dallo Stato, ma anche qui le aziende dovranno dare un contributo di 4,22 euro a metro quadro. La situazione dell’inquinamento ambientale è correlabile con quella preesistente nell’area nella quale è stato costruito l’inceneritore di Acerra, senza alcun disinquinamento preventivo.</div><div>&nbsp;</div><div>Dopo l’emanazione del DL 90 non è stata avviata una raccolta differenziata degna di questo nome né alcuna selezione dei rifiuti che sono costituiti, notoriamente, da una miscela di RSU, rifiuti speciali, pericolosi e altro. Se questi rifiuti costituiranno il carburante che sarà bruciato nell’inceneritore di Napoli Est, sarà impossibile che il nuovo impianto inquinerà come 4 autoveicoli in corsa! è necessario valutare gli impatti ambientali connessi al nuovo impianto: impatti che l’ambiente potrà determinare sull’inceneritore e impatti che quest’ultimo causerà nell’ambiente circostante tenendo conto delle più significative prerogative naturali e dell’ambiente antropizzato e urbanizzato.</div><div>&nbsp;</div><div>Dando per scontato che dovrà essere effettuato il disinquinamento del suolo, sottosuolo e acque sotterranee balza agli occhi che tra i problemi che l’ambiente potrà porre al nuovo impianto vi è quello connesso ad una eventuale attività eruttiva del Vesuvio. &nbsp;Tra le falde occidentali del Vesuvio e la pianura del Sebeto-Volla, al limite orientale del territorio comunale di Napoli, come è noto, è in via di ultimazione l’Ospedale del Mare, tra i più grandi d’Europa ad un centinaio di metri dall’area definita ufficialmente “zona rossa” (massimo rischio vulcanico) nel Piano di Protezione Civile relativo al rischio vulcanico vesuviano; è in attività la Centrale Elettrica di Vigliena ed è prevista la costruzione di un nuovo inceneritore.</div><div>&nbsp;</div><div>Valutiamo serenamente le caratteristiche ambientali più significative dell’area che da tempo sono state messe in discussione da due colleghi, i professori Benedetto De Vivo, Ordinario di Geochimica e Giuseppe Rolandi, Ordinario di Vulcanologia presso l’Università di Napoli Federico II, che hanno evidenziato che tale area, confinante con la Zona Rossa è comunque entro la Zona Gialla (zona a pericolosità differita) e dovrebbe essere classificata come zona rossa”. Come si vede dalla figura 1 si riscontra che effettivamente il limite della zona rossa non è stato tracciato su basi scientifiche ma in relazione all’andamento dei limiti dei territori comunali. Ne discende che la zona è al di fuori della zona rossa in base al criterio amministrativo; non lo è, di fatto in relazione alla reale distanza raggiunta dai flussi piroclastici distruttivi anche nella zona di Pompei con l’eruzione del 79 DC.&nbsp;</div><div>&nbsp;</div><div>Non si può certo dire che gli impianti di Napoli Est siano ubicati in un’area esente da pericoli, almeno per quanto riguarda l’attività vulcanica. Il nuovo inceneritore, in base al DL 90, sarà ritenuto impianto militarizzato per cui non vi sarà trasparenza circa la sua progettazione e in base a quali caratteristiche ambientali sarà ritenuto idoneo; una volta costruito, come sta accadendo per l’inceneritore di Acerra, non vi sarà certezza sulle emissioni e non si potrà sapere che tipo di rifiuti saranno bruciati. Non sarà un buon inizio, specialmente dopo le varie problematiche finora emerse circa l’uso dei poteri speciali che hanno dato adito all’apertura di azioni giudiziarie.&nbsp;</div><div>&nbsp;</div><div>E' quanto mai necessario recuperare un rapporto di fiducia tra cittadini e rappresentanti delle istituzioni elettive. &nbsp;è necessario, certamente difficile e ci vuole la volontà di farlo! Come consiglio propongo di verificare, nei modi appropriati ma validi, l’idoneità tecnica e il rispetto delle leggi italiane nella progettazione e realizzazione dell’impianto. Non si possono avere illusioni: la legge nazionale derivata dal DL 90/08 impone che la Campania continui ad essere un’area da saccheggiare e da inquinare, a scapito delle risorse ambientali autoctone e della salute dei cittadini. Sembra che pochi lo abbiano capito. &nbsp;è evidente che i cittadini della Campania, se non vogliono soccombere irreversibilmente, devono rispolverare le loro radici nel territorio e, come previsto dallo statuto regionale, ergersi a difensori del loro territorio.</div><div>&nbsp;</div><div>Le malattie colpiscono tutti: i cittadini favorevoli alle condizioni imposte dalle leggi speciali, coloro che guadagnano con i lavori facilitati dalle leggi speciali, i cittadini che fanno valere il diritto alla salute, i cittadini che stanno a guardare con indifferenza, i rappresentanti dei cittadini eletti. L’inquinamento può colpire con i cibi, con l’aria, con l’acqua del mare. Assistere passivamente al saccheggio del territorio e non pretendere l’adozione di interventi adeguati alle caratteristiche ambientali, per attuare una definitiva e condivisa risoluzione della raccolta differenziata, riciclaggio e lavorazione dei materiali contenuti nei rifiuti significa solo candidarsi, prima o poi, ad avere qualche riflesso negativo sulla salute conseguente all’inquinamento ambientale. &nbsp;</div><div>&nbsp;</div><div>Fonte: Terra News</div><div>Autore: Franco Ortolani*</div><div>7 settembre 2010</div>            
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        <published>2010-09-08T06:22:00Z</published>
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        <title type="html"><![CDATA[Energia: l'Ue fa il pieno di pannelli solari]]></title>
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          <![CDATA[
		  Nonostante molte sue parti non siano esattamente soleggiate, è l'Europa la patria del fotovoltaico mondiale. Come afferma il Photovoltaics Status Report pubblicato dal Joint Research center della Commissione Europea, il 70%dell'energia prodotta dai pannelli è sul suolo del VecchioContinente, e nel 2009 tre pannelli su quattro usciti dalle fabbriche del pianeta sono finiti entro i confini europei. Questa la geografia del fotovoltaico:<br><br>- PANNELLI FINISCONO IN EUROPA: Secondo lo studio, che ha esaminato i dati di 300 aziende produttrici, nel 2009 sono usciti dalle fabbriche pannelli fotovoltaici per un totale di7,4 Gigawatt, di cui 5,8 (il 78%) è stato installato in Europa.Alla fine dell'anno scorso nel Vecchio Continente si producevano dal sole 16 Gigawatt, il 70% del totale mondiale. Secondo le stime un Gigawatt è in grado di dare energia a 250mila case per un anno. La maggior crescita appartiene alla Germania, che ha aggiunto 3,8 Gigawatt, con al secondo posto l'Italia (+0,73 Gw),il Giappone (+0,48), gli Usa (+0,47), la Repubblica Ceca e il Belgio. L'Italia attualmente è terza dietro Germania e Spagna per potenza installata. Nonostante la crescita comunque il fotovoltaico rappresenta lo 0,4% della produzione energetica europea, e lo 0,1% mondiale. "Questo dato non deve far preoccupare - sottolinea Carlo Manna, responsabile del CentroStudi Enea - la tecnologia fotovoltaica è ancora all'inizio, e ha grosse prospettive di crescita sia dal punto di vista dell'installazione di nuovi impianti che della tecnologia, che sta correndo verso pannelli più efficienti ed economici. E' lecito aspettarsi che questa percentuale cresca nei prossimi anni"<br>.<br>- LA PRODUZIONE E' IN ASIA: Sul fronte dei produttori a farla da padrone sono gli asiatici, mentre l'Europa segna il passo. E se nel resto del mondo si è arrivati a 11 Gigawatt nella potenza prodotta, con un +56% rispetto al 2008, il Vecchio Continente è fermo a 2 Gigawatt. Il principale produttore mondiale è la Cina con 4,4 Gigawatt, seguita da Taiwan con 1,6 e dalla Malesia con 0,7<br>.<br>- CROLLANO I PREZZI, CRESCONO FILM SOTTILI: Negli ultimi dueanni c'é stato un vero e proprio crollo dei prezzi dei pannelli a causa di una produzione eccessiva rispetto alla domanda. Ormai si è raggiunto un costo di 1,5 euro per watt, la metà rispetto al 2007. Sul fronte della produzione l'80% è ancora riservatoai pannelli tradizionali con wafer di silicio, mentre quelli a film sottili sono cresciuti al 20% rispetto al 6% del 2005. In crescita anche il fotovoltaico a concentrazione, che utilizza specchi che concentrano la luce solare sul pannello.<br><br>- IL PROBLEMA DELL'ITALIA E' LA PRODUZIONE: Se sul fronte dell'installazione il nostro paese è messo molto bene, grazie anche agli incentivi più generosi d'Europa, lo stesso non si puòdire per la produzione. "Questo è un punto critico -sottolinea Manna - noi manchiamo di imprese nelle prime fasi della produzione, quelle a maggiore valore aggiunto. Questo non dipende dalla mancanza di conoscenze, che invece abbiamo nelle Università e nei centri di ricerca, ma dal fatto che non ci sono stati investimenti sul lato della produzione".
<p>Fonte: Ansa<br>7 settembre 2010</p>
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        <published>2010-09-07T17:54:00Z</published>
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        <title type="html"><![CDATA[Tutto pronto per il Fondo verde contro il climate change]]></title>
        <summary type="html">
          <![CDATA[
		  <img style="BORDER-LEFT-COLOR: #272727; BORDER-BOTTOM-COLOR: #272727; WIDTH: 280px; BORDER-TOP-COLOR: #272727; HEIGHT: 184px; BORDER-RIGHT-COLOR: #272727" alt="" hspace=6 src="http://www.ilcannocchiale.it/mediamanager/sys.user/134248/green fund.jpg" align=left vspace=3 border=2>Svizzera e Messico ce l’hanno fatta: la strada per creare il Green fund, il Fondo verde, già ampiamente annunciato al meeting di Copenaghen di dicembre per aiutare i Paesi in via di sviluppo nella lotta contro i cambiamenti climatici, è finalmente aperta. Un successo ottenuto nel corso del lungo incontro organizzato a Ginevra giovedì e venerdì dai governi di Berna e Città del Messico per parlare di green economy, e che si è concluso con la decisione di istituire un fondo da 30 miliardi di dollari entro il 2012 grazie ai contributi dei Paesi più sviluppati, da ampliare fino a 100 entro il 2020. <br>&nbsp;<br>Il ministro degli Affari esteri messicano Patricia Espinosa ha confermato che l’intera comunità internazionale è pronta a dare l’ok al meeting sul clima di Cancun previsto per dicembre. &#171;Abbiamo la speranza di riuscire a produrre una decisione formale sulla costituzione del Fondo e allo stesso tempo elaborare una strategia per canalizzare risorse immediatamente&raquo;, ha dichiarato Espinosa. Molti assensi dunque, ma anche tanti condizionali. Specie dagli Usa, che erogheranno in maniera incondizionata i fondi fast start (2010-2012), ma che proseguiranno solo se verranno rispettate alcune sue condizioni, in particolare i tetti alle emissioni e i meccanismi di verifica per i Paesi in via di sviluppo, ossia la Cina. Scettici anche i movimenti. Secondo Elena Gerebizza della Campagna per la riforma della Banca mondiale, presente a Ginevra, &#171;al momento si parla di una cifra intorno ai 100 miliardi di dollari l’anno, senza però che ci siano né delle basi scientifiche né negoziali. Purtroppo quella cifra non è sufficiente per stabilizzare le emissioni di gas serra e quindi garantire la sopravvivenza dei Paesi più poveri e più impattanti dagli effetti del surriscaldamento globale. Invece di riservare tanta enfasi al settore privato e a strumenti inadeguati come il mercato di crediti di carbonio, i governi del Nord del mondo dovrebbero iniziare a far fronte ai loro obblighi e realizzare un fondo globale che operi nell’ambito delle Nazioni unite e non di altre istituzioni come la Banca mondiale, la quale ha un record ambientale a dir poco inadeguato&raquo; ha concluso la Gerebizza. <br>&nbsp;<br>Per il momento non è chiaro come saranno trovati questi soldi. Dal settore privato o da quello pubblico? Sul tavolo ci sono numerose possibilità. Sfruttando operazioni finanziarie speciali come proponeva un gruppo indipendente del Fmi mobilitando i Sdr, Special drawing rights, dei reserve assets creati dal Fondo monetario internazionale. Questa moneta virtuale può essere emessa dal Fmi per creare fondi di investimento. Il suo valore si basa su un paniere di valute reali. Dal canto suo il segretario generale delle Nazioni unite Ban Ki-moon sta preparando una serie di opzioni made in Onu, che vanno dalle carbon tax a delle imposte sui trasporti aerei. Le reti di organizzazioni non governative temono invece il ruolo della Banca mondiale e che i paesi sviluppati usino massicciamente il meccanismo dei Cdm (Clean development mechanism), creati con il protocollo di Kyoto.<br>&nbsp;<br>I Cdm sono un meccanismo flessibile per sviluppare progetti puliti, che contribuiscano in maniera addizionale a tagliare la CO2 emessa, ai quali in cambio vengono dati dei permessi di emissione che possono essere acquisiti o scambiati sui mercati dalle compagnie private inquinanti. Il nostro giornale aveva già denunciato in precedenza come questi meccanismi in realtà non sempre siano puliti, e molto spesso nascondano progetti altamente inquinanti. &#171;Il rischio è che i Cdn aumentino a dismisura, sollevando i Paesi sviluppati dalle loro responsabilità continuando a inquinare come sempre, compensando gli sforamenti dei tetti della CO2 con l’emission trading (il mercato dei permessi di emissione, ndr)&raquo;, sostengono i rappresentanti della coalizione di associazioni Fair and effective climate finance, per una finanza climatica equa ed efficace. &#171;Inoltre il carbon market (il mercato dei crediti, ndr) sta crescendo in maniera completamente deregolamentata, basandosi su speculazioni su derivati, un pericolo potenziale per la stabilità della finanza internazionale&raquo;. <br>&nbsp;<br>Tra gli aspetti più positivi del meeting le nuove procedure di trasparenza proposte. Una buona idea arriva dall’Olanda. Il ministro dell’Ambiente olandese Tineke Huizinga, ha lanciato il portale <a href="http://www.faststartfinance.org/">www.faststartfinance.org</a> per tracciare i fondi versati dai Paesi sviluppati. Al momento sul sito appaiono i 3,2 miliardi di euro versati da Gran Bretagna, Danimarca, Francia ed Olanda. Ventisette i Paesi destinatari, tra i quali Marocco, Bangladesh, India, Etiopia. La Germania ha promesso di versare 1,26 miliardi di euro. Secondo Eurodad, il network su Debito &amp; Sviluppo, il sito non è sufficiente per monitorare l’uso dei fondi e certificare la loro provenienza. L’Italia, assente dalla lista dei donatori, è rimasta silenziosa e il ministero dell’Ambiente non ha rilasciato alcun commento sull’argomento, ne su eventuali fondi da destinare in futuro. Il nuovo capo dell’Unfccc, Christiana Figueres, ha definito la due giorni &#171;una discussione veramente utile&raquo;. Incompleta e insufficiente, ma almeno sembra che la climate finance, specie per mobilitare fondi per il breve termine, sarà uno dei pochi argomenti che potrebbero essere finalizzati a Cancun, unico risultato concreto che verrà portato a casa. Aggiungendo un diplomaticissimo &#171;probabilmente&raquo;. 
<p>Fonte: Terra News<br>6 settembre 2010<br>Autore: Emanuele Bompan</p>
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        <title type="html"><![CDATA[Un eroe del Sud]]></title>
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          <![CDATA[
		  <div>Meno di un mese fa, durante le vacanze, ho trascorso un’intera giornata insieme ad Angelo Vassallo. Non la finiva più di raccontarmi tutto quello che aveva fatto e stava facendo per la sua terra. Con orgoglio e passione mi mostrava i risultati di quella battaglia vinta, oppure il centro culturale multiservizi per gli anziani appena inaugurato, o ancora un angolo nascosto del suo meraviglioso territorio. Mentre assaporavamo fichi del Cilento.</div>
<div>Angelo era un amico, un uomo coraggioso che amava la sua terra e le sue origini di pescatore e che aveva fatto dell’ambiente e della lotta all’illegalità le sue bandiere...</div>
<div><br></div>
<div>Inizia così il pezzo pubblicato su Europa di oggi, 7 settembre 2010, che Ermete Realacci ha dedicato ad Angelo Vassallo. Per leggere tutto l'articolo basta seguire <u><font face=AZBY><a href="http://ecodem.gruppi.ilcannocchiale.it/filemanager/download.aspx?id=1514">questo link </a></font></u>e aprire il file pdf (137 kb)</div>
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        <published>2010-09-07T08:25:00Z</published>
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        <title type="html"><![CDATA[Bruxelles, nuovi criteri per buona salute mare]]></title>
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          <![CDATA[
		  <div>BRUXELLES - Via libera della Commissione europea ai nuovi criteri necessari per raggiungere il buono stato ecologico dei mari europei. Grazie a questi criteri, spiega Bruxelles, gli Stati membri potranno mettere a punto strategie coordinate per la protezione dell'ambiente marino all'interno delle diverse regioni, in modo da garantire la coerenza delle azioni e la possibilita' di comparazione dei progressi ottenuti.</div><div><br></div><div>''Vogliamo che i nostri mari - afferma Janez Potocnik, commissario europeo per l'Ambiente - siano produttivi e in buona salute. Questa decisione e' il primo passo verso la definizione di obiettivi precisi per il raggiungimento del buono stato ecologico. L'adozione durante l'Anno internazionale della biodiversita' e' un ulteriore passo in avanti nello sviluppo della strategia Ue a favore della biodiversita' dopo il 2010''.</div><div><br></div><div>I nuovi criteri approvati da Bruxelles, spiega la Commissione Ue, riguardano vari fattori, come biodiversita', popolazione ittica, eutrofizzazione, sostanze inquinanti, rifiuti e rumore.</div><div><br></div><div>Si basano su pareri scientifici e tecnici forniti da esperti, su obblighi esistenti e sull'evoluzione della normativa Ue, includendo elementi dell'ambiente marino non ancora contemplati nelle politiche attuali.</div><div><br></div><div>L'obiettivo e' arrivare al cosiddetto 'buono stato ecologico' delle acque marine, cioe' una condizione che le mantenga in buono stato di salute e produttive. Lo sfruttamento dell' ambiente marino infatti deve essere contenuto entro livelli sostenibili, per salvaguardare il potenziale di impiego e le attivita' della generazione attuale e di quelle future. Questo significa tenere conto di struttura, funzione e processi degli ecosistemi marini, proteggere speci e habitat ed evitare il declino di biodiversita' causato dall'uomo.</div><div><br></div><div>Fonte: Ansa</div><div>6 settembre 2010</div>            
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        <published>2010-09-07T07:11:00Z</published>
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        <title type="html"><![CDATA[L’ecomafia alza il tiro]]></title>
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          <![CDATA[
		  <div>I pannelli fotovoltaici e l’energia pulita, la raccolta differenziata e i contenitori a rendere, le spiagge aperte a tutti. Si può morire per questo? Per obiettivi così ragionevoli, così condivisi? Fino a ieri si poteva rispondere di no, con l’assassinio di Angelo Vassallo, sindaco di Pollica e Acciaroli, la risposta cambia. La strategia di espansione dell’ecomafia porta la criminalità organizzata a scontrarsi in modo diretto con chi difende la buona gestione del territorio, a cominciare da settori che fino a pochi anni fa erano considerati marginali come i rifiuti e le energie rinnovabili.</div><div><br></div><div>Di fronte a un omicidio occorre sempre aspettare il verdetto della magistratura prima di dire una parola definitiva, ma tutto – a cominciare dalle dichiarazioni degli inquirenti – indica la pista che porta a quel settore della criminalità organizzata che si è specializzato nel fornire risposte illegali alle esigenze ambientali a cui lo Stato stenta a dare risposta. Se l’ecomafia è arrivata a fatturare 20 miliardi di euro è anche perché nella battaglia contro il traffico di rifiuti, l’abusivismo edilizio, le cave illegali e la vendita di animali protetti sono mancate la compattezza e la determinazione necessarie. A fronte del sacrificio di tanti magistrati e agenti delle forze dell’ordine si sono registrati ripetuti segnali d’incertezza: dai condoni alla resistenza nell’inserimento dei reati contro l’ambiente nel codice penale.</div><div><br></div><div>Angelo Vassallo, ambientalista ed esponente del Pd, era una figura simbolica: l’uomo che si era battuto per trasformare un piccolo Comune del Cilento in un manifesto della buona amministrazione. “Siamo un punto di riferimento per tutte le località turistiche d’Italia. E’ un risultato che ci rende orgogliosi: spesso si parla della Campania in maniera non lusinghiera. Noi siamo l’esempio vivente di come l’impegno possa rendere questa regione la più bella d’Italia”, aveva detto pochi mesi fa, quando Pollica e Acciaroli avevano conquistato le 5 vele, il massimo riconoscimento, nella Guida Blu pubblicata ogni anno da Legambiente e Touring Club.</div><div><br></div><div>La criminalità organizzata ha voluto colpire il simbolo di questa battaglia. Dimostrando così come il centro dei suoi interessi si stia lentamente spostando dai settori tradizionali come i grandi appalti alla gestione di nuovi interessi. Contrastare questo processo sarà difficile se, accanto all’azione repressiva, non si riuscirà a sottrarre terreno all’ecomafia mettendo in campo una risposta rapida e credibile alla gestione dei rifiuti, del paesaggio, delle energie pulite. La direttrice è chiara perché l’ha indicata l’Unione europea fissando il traguardo del 20 – 20-20 per le energie rinnovabili, l’efficienza e la riduzione dei gas serra, e la progressiva crescita della raccolta differenziata. Se la seguiremo tutto il paese guadagnerà sicurezza e competitività. Altrimenti a guadagnare saranno solo le cosche.</div><div><br></div><div>Fonte: la Repubblica.it, Eco-Logica</div><div>blog di Antonio Cianciullo</div><div>6 settembre 2010</div>            
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        <published>2010-09-06T14:45:00Z</published>
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        <title type="html"><![CDATA[Camorra: Sindaco Vassallo era speranza per Campania]]></title>
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		  <div>Roma, 6 settembre 2010&nbsp;</div><div>&nbsp;<br></div><div>“Dolore e voglia di giustizia: di fronte al vigliacco assassinio di Angelo Vassallo sono queste le prime emozioni che emergono. Con la sua tragica morte al Sud viene strappata una persona di grande valore e coraggio. Un ottimo sindaco che ha lavorato per il suo territorio con onestà, amore e orgoglio. Un amico che aveva fatto della difesa dell’ambiente la sua battaglia e per questo comune sentire aveva costruito con Legambiente un rapporto di collaborazione e negli anni aveva ricevuto numerosi riconoscimenti per l’ottimo lavoro che aveva svolto sul suo territorio. Ora lo Stato dimostri di esserci e si adoperi per fare luce al più presto e trovare i colpevoli di un’azione tanto efferata quanto vile. Una persona come Vassallo era una speranza per la sua amata regione, sono certo che il suo esempio non andrà perduto”, lo afferma Ermete Realacci responsabile green economy del Pd commentando l’uccisione del Sindaco di Pollica Angelo Vassallo.</div><div>&nbsp;</div><div>Ufficio Stampa On. Realacci</div>            
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        <published>2010-09-06T09:10:00Z</published>
        <updated>2010-09-06T09:10:00Z</updated>
        
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        <title type="html"><![CDATA[Alluvione a Reggio. Sei milioni di danni si indaga sulle responsabilità]]></title>
        <summary type="html">
          <![CDATA[
		  <div>Dopo il nubifragio che ha colpito la città di Reggio Calabria venerdì sera si contano i danni stimati dal Comune, in oltre sei milioni. E oggi il comune avvierà le procedure per chiedere al Governo centrale lo stato di calamità naturale. Ad annunciarlo è stato il sindaco facente funzioni Giuseppe Raffa che nella giornata di ieri, con il supporto dei tecnici comunali, ha effettuato l’ennesimo sopralluogo nelle zone più colpite dal maltempo.&nbsp;</div><div><br></div><div>A soccombere sono state soprattutto le periferie di Archi, Gallico, Salice, Rosalì e San Brunello.&nbsp;</div><div>Il primo cittadino Raffa, ha deciso di avviare un approfondimento tecnico-amministrativo per stabilire se i danni provocati dal maltempo siano riconducibili all’eccezionalità dell’evento, oppure se dovute anche ad inefficienze tecniche e all’utilizzo non corretto del territorio.&nbsp;</div><div>Intanto per tutta la giornata di ieri l’unità di crisi, voluta coordinata da Raffa, di concerto con la Prefettura, ha effettuato sopralluoghi nelle zone colpite dal nubifragio, assumendo provvedimenti urgenti per fronteggiare i danni.&nbsp;</div><div><br></div><div>A Pettogallico i vigili del fuoco hanno dichiarato un’abitazione inagibile e un nucleo familiare composto da sei persone è stato fatto sgomberare. Gli occupanti dell’immobile, a spese del Comune, hanno trovato ricovero presso un appartamento privato del quartiere. Gli interventi sul territorio proseguiranno anche oggi per il totale ripristino delle reti idrica, fognaria e stradale.&nbsp;</div><div>I residenti delle zone più colpite restano comunque sul piede di guerra. Nel mirino i ritardi degli interventi della macchina organizzativa. “Anche il capo della protezione civile Guido Bertolaso si è complimentato con noi per come è stata gestita l’emergenza - ha detto il sindaco facente funzioni - in poco tempo abbiamo reso percorribili tutte le strade del territorio, dando risposte immediate alla cittadinanza”.&nbsp;</div><div><br></div><div>Ora nel mirino ci sarebbe l’Enel in quanto in diverse zone il black out è durato anche ventiquattrore provocando disagi per ammalati ed esercizi commerciali. A San Brunello anche la farmacia è stata costretta a chiudere i battenti per una giornata.&nbsp;</div><div><br></div><div>Fonte: il Quotidiano della Calabria</div><div>6 settembre 2010</div>            
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        <published>2010-09-06T08:36:00Z</published>
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