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Napoli est, tutti i danni dell’inceneritore

ll Dl 23 maggio 2008, n. 90 “Misure straordinarie per fronteggiare l’emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania e ulteriori disposizioni di protezione civile” ha previsto “al fine di raggiungere un’adeguata capacità complessiva di smaltimento dei rifiuti prodotti nella regione Campania la realizzazione di un impianto di termovalorizzazione nel territorio del comune di Napoli, mediante l’applicazione delle migliori tecnologie disponibili a salvaguardia della salute della popolazione e dell’ambiente”. Il termovalorizzatore previsto nell’area di Napoli est dovrebbe essere un impianto da circa 350.000 tonnellate/anno.
 
L’area nella quale dovrebbe essere costruito rappresenta la parte orientale del comune di Napoli occupata fino ad alcuni secoli fa dalle paludi di Volla; è un’area di grande squallore attuale causato dalla dismissione di varie industrie che hanno provocato un profondo inquinamento ambientale del suolo, sottosuolo e delle acque sotterranee. è caratterizzata da una falda molto superficiale che diventa sub affiorante nel periodo piovoso e da almeno 10-15 metri di sedimenti superficiali accumulatisi nelle ultime migliaia di anni, con caratteristiche geotecniche molto scadenti. Rappresenta uno dei 55 Siti di interesse nazionale dove è stata accertata una rilevante presenza di inquinamento del terreno e delle acque sotterranee, causata da preesistenti impianti chimici, petroliferi o industriali oggi dismessi.
 
Secondo la linea definita dal ministero dell’Ambiente le imprese che intendono intervenire con nuove attività nell’area devono pagare una quota di danno ambientale. Per la bonifica le aziende meno inquinanti pagheranno 7,23 euro a metro quadro di area posseduta. Per le sole aree dove si sono svolte o si svolgono attività petrolifere, metalmeccaniche, chimiche e simili dovrà essere pagata un ulteriore quota aggiuntiva al metro quadro di 46,66. La falda acquifera sarà bonificata dallo Stato, ma anche qui le aziende dovranno dare un contributo di 4,22 euro a metro quadro. La situazione dell’inquinamento ambientale è correlabile con quella preesistente nell’area nella quale è stato costruito l’inceneritore di Acerra, senza alcun disinquinamento preventivo.
 
Dopo l’emanazione del DL 90 non è stata avviata una raccolta differenziata degna di questo nome né alcuna selezione dei rifiuti che sono costituiti, notoriamente, da una miscela di RSU, rifiuti speciali, pericolosi e altro. Se questi rifiuti costituiranno il carburante che sarà bruciato nell’inceneritore di Napoli Est, sarà impossibile che il nuovo impianto inquinerà come 4 autoveicoli in corsa! è necessario valutare gli impatti ambientali connessi al nuovo impianto: impatti che l’ambiente potrà determinare sull’inceneritore e impatti che quest’ultimo causerà nell’ambiente circostante tenendo conto delle più significative prerogative naturali e dell’ambiente antropizzato e urbanizzato.
 
Dando per scontato che dovrà essere effettuato il disinquinamento del suolo, sottosuolo e acque sotterranee balza agli occhi che tra i problemi che l’ambiente potrà porre al nuovo impianto vi è quello connesso ad una eventuale attività eruttiva del Vesuvio.  Tra le falde occidentali del Vesuvio e la pianura del Sebeto-Volla, al limite orientale del territorio comunale di Napoli, come è noto, è in via di ultimazione l’Ospedale del Mare, tra i più grandi d’Europa ad un centinaio di metri dall’area definita ufficialmente “zona rossa” (massimo rischio vulcanico) nel Piano di Protezione Civile relativo al rischio vulcanico vesuviano; è in attività la Centrale Elettrica di Vigliena ed è prevista la costruzione di un nuovo inceneritore.
 
Valutiamo serenamente le caratteristiche ambientali più significative dell’area che da tempo sono state messe in discussione da due colleghi, i professori Benedetto De Vivo, Ordinario di Geochimica e Giuseppe Rolandi, Ordinario di Vulcanologia presso l’Università di Napoli Federico II, che hanno evidenziato che tale area, confinante con la Zona Rossa è comunque entro la Zona Gialla (zona a pericolosità differita) e dovrebbe essere classificata come zona rossa”. Come si vede dalla figura 1 si riscontra che effettivamente il limite della zona rossa non è stato tracciato su basi scientifiche ma in relazione all’andamento dei limiti dei territori comunali. Ne discende che la zona è al di fuori della zona rossa in base al criterio amministrativo; non lo è, di fatto in relazione alla reale distanza raggiunta dai flussi piroclastici distruttivi anche nella zona di Pompei con l’eruzione del 79 DC. 
 
Non si può certo dire che gli impianti di Napoli Est siano ubicati in un’area esente da pericoli, almeno per quanto riguarda l’attività vulcanica. Il nuovo inceneritore, in base al DL 90, sarà ritenuto impianto militarizzato per cui non vi sarà trasparenza circa la sua progettazione e in base a quali caratteristiche ambientali sarà ritenuto idoneo; una volta costruito, come sta accadendo per l’inceneritore di Acerra, non vi sarà certezza sulle emissioni e non si potrà sapere che tipo di rifiuti saranno bruciati. Non sarà un buon inizio, specialmente dopo le varie problematiche finora emerse circa l’uso dei poteri speciali che hanno dato adito all’apertura di azioni giudiziarie. 
 
E' quanto mai necessario recuperare un rapporto di fiducia tra cittadini e rappresentanti delle istituzioni elettive.  è necessario, certamente difficile e ci vuole la volontà di farlo! Come consiglio propongo di verificare, nei modi appropriati ma validi, l’idoneità tecnica e il rispetto delle leggi italiane nella progettazione e realizzazione dell’impianto. Non si possono avere illusioni: la legge nazionale derivata dal DL 90/08 impone che la Campania continui ad essere un’area da saccheggiare e da inquinare, a scapito delle risorse ambientali autoctone e della salute dei cittadini. Sembra che pochi lo abbiano capito.  è evidente che i cittadini della Campania, se non vogliono soccombere irreversibilmente, devono rispolverare le loro radici nel territorio e, come previsto dallo statuto regionale, ergersi a difensori del loro territorio.
 
Le malattie colpiscono tutti: i cittadini favorevoli alle condizioni imposte dalle leggi speciali, coloro che guadagnano con i lavori facilitati dalle leggi speciali, i cittadini che fanno valere il diritto alla salute, i cittadini che stanno a guardare con indifferenza, i rappresentanti dei cittadini eletti. L’inquinamento può colpire con i cibi, con l’aria, con l’acqua del mare. Assistere passivamente al saccheggio del territorio e non pretendere l’adozione di interventi adeguati alle caratteristiche ambientali, per attuare una definitiva e condivisa risoluzione della raccolta differenziata, riciclaggio e lavorazione dei materiali contenuti nei rifiuti significa solo candidarsi, prima o poi, ad avere qualche riflesso negativo sulla salute conseguente all’inquinamento ambientale.  
 
Fonte: Terra News
Autore: Franco Ortolani*
7 settembre 2010



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permalink | creato da team_realacci il 8/9/2010 alle 8:22 | Versione per la stampa | 0 commenti
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Sono nato a Sora (FR) il primo maggio 1955, sono sposato e vivo a Roma. Sono stato eletto per la prima volta in Parlamento nel 2001, nel collegio di Pisa, San Giuliano e Calci, rieletto nelle liste dell’Ulivo nel 2006, sempre in Toscana, e confermato anche nell’attuale legislatura, nelle liste del Partito Democratico. biografia completa
 
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